Implantologia e innesti ossei

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Implantologia e innesti ossei

Implantologia e innesti ossei 1920 1080 Studio Odontoiatrico Dentista a Roma

L’innesto osseo è una procedura chirurgica che prevede l’inserimento di materiale osseo in zone edentule al fine di recuperare il volume osseo andato perso, ottenendo così uno spessore sufficiente per una riabilitazione protesica a mezzo di impianti dentali.

La scarsa disponibilità ossea costituisce infatti un grande problema per chi desidera avvalersi delle moderne tecniche implantologiche. Per poter inserire impianti dentali è infatti necessario godere di un supporto stabile e adeguato a sostenere con efficacia sia le “radici artificiali” che le relative protesi, in quanto ricordiamo che per avere successo un impianto dentale richiede anzitutto una totale e completa osteointegrazione.

Si può ricorrere allora in questi casi alle innovative tecniche ricostruttive di cui oggi l’implantologia gode, e grazie alle quali è possibile aumentare lo spessore dell’osso (rialzo del seno mascellare) e promuovere la formazione di nuovo osso (rigenerazione ossea guidata).

Per farlo, ci si avvale nella pratica dell’ausilio di innesti ossei di varia natura, tramite i quali è possibile aumentare la quantità ossea nella regione mascellare e mandibolare risolvendo così il grande ostacolo rappresentato dalla carenza ossea nelle riabilitazioni protesiche con impianti dentali.

Carenza ossea: da cosa dipende?

La perdita di volume osseo, detta ipotrofia ossea, può verificarsi in seguito alla perdita degli elementi dentari.

L’edentulia può a sua volta essere dovuta a stati patologici del parodonto (parodontite, paradentosi), infezioni (ascessi), lesioni di vario genere (fratture dei denti, granulomi), patologie come diabete, osteoporosi e osteopenia, fino a a tumori della bocca o di altri distretti.

Ripristino osseo tramite innesto: come funziona?

In base alle caratteristiche del difetto osseo presente, vengono a distinguersi 3 differenti classi di innesti:

  • innesto verticale: che prevede un ripristino del livello crestale originario;
  • innesto orizzontale: grazie al quale viene ripristinato lo spessore osseo tra parte esterna ed interna;
  • innesto misto: che prevede la combinazione dei precedenti.

Le tecniche di innesto vengono sempre associate al posizionamento di una membrana al fine di proteggere e delimitare l’area di rigenerazione fino al completamento della stessa (un tempo variabile tra i 6 e gli 8 mesi), in modo tale che la ricrescita gengivale, più rapida di quella ossea, non interferisca infiltrando la zona.

Il materiale  dell’innesto (autologo, omologo, eterologo), la varietà d’osso (particolato o a blocco) e di membrane (riassorbibili o non riassorbibili) vengono selezionate di volta in volta dall’implantologo, in base alla situazione del paziente e al tipo d’intervento da eseguire.

Dopo l’inserimento di un innesto possono verificarsi le seguenti reazioni biologiche:

  • osteoconduzione: l’innesto guida e facilita la ricrescita ossea;
  • osteoinduzione: l’innesto induce la creazione di osteoblasti (cellula che elabora il tessuto osseo) che stimolano la formazione di nuovo osso;
  • osteogenesi: cellule vive nel tessuto innestato contribuiscono direttamente alla ricrescita ossea, ma ciò avviene solamente in presenza di innesto autologo.

Tipologie di innesti

Innesti con osso autologo

Valutato oggi solo nei casi più gravi, l’innesto con osso autologo prevede un prelievo osseo da un sito “donatore” dello stesso paziente, che solitamente è rappresentato dal mento o dalla parte montante mandibolare, ma potrebbe avere anche una sede extra-orale come ad esempio l’anca o la scatola cranica.

È naturale che questo tipo di procedura chirurgica risulti abbastanza invasiva per il paziente, tanto per il protocollo operatorio quanto per i tempi di recupero e convalescenza. Tuttavia, un innesto con osso autologo perfettamente eseguito porta ad un’ineccepibile ricostruzione ossea.

La degenza ospedaliera è obbligatoria, anche perché questo tipo di chirurgia mascellare si effettua in anestesia generale, ed è di fondamentale importanza affidarsi alle mani esperte di chirurghi implantologi specializzati nella procedura.

Innesti con osso eterologo

Se in passato gli innesti ossei si effettuavano solo tramite osso autologo, esistono invece oggi diverse alternative per operare con innesti ossei in maniera decisamente meno invasiva.

Il termine eterologo indica che l’osso utilizzato per l’innesto non appartiene al paziente, ma dovendo comunque garantire la massima sicurezza e biocompatibilità viene realizzato con materiali sintetici o animali.

Comunemente, viene adottato a tal fine l’osso bovino, che nella ricostruzione dell’osso mascellare si è mostrato un materiale non solo efficace ma totalmente compatibile con il corpo umano. Una volta deproteinizzato, inoltre, l’osso bovino riesce persino a prevenire il riassorbimento dell’alveolo il quale, se si verificasse, potrebbe causare un’alterazione morfologica della gengiva.

Innesti con osso omologo

Altra valida alternativa terapeutica al prelievo di osso autologo sono gli innesti con osso omologo, dove il donatore d’osso è un altro individuo umano e il materiale d’innesto proviene da apposite Banche del Tessuto Muscolo-Scheletrico.

Il risultato clinico è del tutto simile a quello ottenuto con osso autologo, con un eccellente grado di integrazione grazie alla qualità del materiale d’innesto.

Questa soluzione permette non solo di eliminare il discomfort e le possibili complicanze legate alla presenza di un sito chirurgico donatore, ma porta anche ad una significativa diminuzione dei tempi operatori.

Complicanze e successo terapeutico

L’innesto autologo comporta certamente una convalescenza più lunga ma meno rischi, mentre l’osso sintetico d’uso implantologico può presentare controindicazioni in alcuni soggetti.

Alcune complicanze post-operatorie si limitano però unicamente a degenze più lunghe del previsto: ad esempio pazienti con quadri clinici patologici sono più esposti al rischio di contrarre infezioni; gli individui affetti da diabete guariscono più lentamente; mentre coloro che hanno un sistema immunitario compromesso richiedono maggiori attenzioni e monitoraggio costante nella fase post-chirurgica.

Altri effetti indesiderati possono riguardare il sistema vascolare, in quanto se si recide un vaso può esservi un’emorragia difficoltosa da gestire; e ancora, può verificarsi un anomalo attecchimento dell’innesto provocato dalla recisione di uno o più vasi.

Altre complicanze possono insorgere invece per un fattore anatomico, o per una mancata o incompleta osteointegrazione degli innesti, diversamente da quanto previsto.

Le percentuali di successo variano dunque certamente in base fattori differenti, alcuni dei quali dipendono anche dal grado di atrofia sul quale si è dovuti intervenire, oltre che dalla tecnica utilizzata. C’è poi la fisiologica risposta del paziente, assolutamente soggettiva e non totalmente prevedibile.

Detto questo, è possibile affermare che le percentuali di successo sono da considerarsi alte e che tale, comprovata tecnica, offre la speranza di una riabilitazione protesica con impianti anche a chi, diversamente, non avrebbe potuto beneficiarne.

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