Piorrea: benefici e limiti della Laserterapia

Piorrea: benefici e limiti della Laserterapia

Piorrea: benefici e limiti della Laserterapia 1920 1080 Studio Odontoiatrico Dentista a Roma

Da ormai diversi anni si sente parlare di tecnologia Laser per il trattamento della malattia parodontale, eppure nessun sistema laser ha ancora ricevuto una piena approvazione da parte della comunità scientifica per quanto riguarda la risoluzione di tale patologia.

Avvalersi della laserterapia per trattare l’infezione del parodonto presenta infatti sì numerosi e indubbi vantaggi, ma non un pari e parallelo successo terapeutico sul lungo periodo, richiedendo comunque nel 90% dei casi un successivo trattamento chirurgico.

Un ausilio, dunque, e non un sostituto delle tradizionali procedure di trattamento della piorrea, uno strumento di supporto di cui i pazienti dovrebbero conoscere i limiti prima di affidarsi a cure proclamate “miracolistiche” ma che, oltre ad essere spesso molto più costose, non sono attualmente in grado di migliorare i risultati clinici ottenibili dalla terapia convenzionale.

Cos’è la Parodontite?

Prima di illustrare le varie procedure di trattamento della malattia parodontale è bene fare un passo indietro e sottolinearne la natura, le cause e i sintomi di quella che è più nota come “piorrea”.
La parodontite è una malattia infiammatoria degenerativa che determina la progressiva distruzione dei tessuti di supporto del dente (ossia osso, gengiva, cemento radicolare e legamento parodontale), con una conseguente perdita degli stessi elementi dentari.
In altre parole un’infezione che deriva da un avanzamento batterico sui tessuti del dente, le cui cause possono però rintracciarsi non solo in una scarsa igiene orale ma anche in fattori predisponenti quali il fumo, lo stress, le gravidanze, ma anche genetici o legati a particolari malattie (quali il diabete e l’artrite reumatoide) o deficienze immunitarie (come nel caso di malati di aids).

Si può curare la piorrea?

Sulla cura di una malattia così articolata non è possibile dare un giudizio netto. La parodontite è una malattia subdola in quanto, nelle fasi iniziali, si presenta pressoché asintomatica ad esclusione di un sanguinamento gengivale.
Nella maggior parte dei casi, dunque, i diversi segnali lanciati dal corpo, quelli che mettono in allarme i pazienti e li porta a recarsi da un parodontologo con la paura che i denti cadano, riguardano uno stadio già avanzato della patologia.

Il primo passo per trattare la piorrea è dunque proprio quello di prevenirla e tenerla sotto controllo prima che essa possa degenerare in stati di difficile recupero. In tal senso, una corretta igiene orale domiciliare e professionale rappresentano senza dubbio la soluzione eletta per evitare che placca e tartaro si accumulino penetrando in profondità nei tessuti fino a determinare una perdita di attacco, con la formazione di tasche parodontali e conseguente mobilità dentale.

Il trattamento tradizionale della malattia parodontale

La terapia per la malattia parodontale è stata da decenni codificata in linee guida internazionali, frutto di studi clinici condotti con estrema serietà metodologica.

La rimozione professionale di placca e tartaro dalle tasche parodontali mediante procedimenti meccanici, seguita da eventuali terapie chirurgiche correttive e/o rigenerative, restano infatti ad oggi le uniche procedure ritenute unanimemente efficaci nel perseguire un successo terapeutico sul breve e lungo termine.

Rientrano in tale terapia l’ablazione del tartaro, con strumenti manuali o ad ultrasuoni; lo scaling e la levigatura radicolare mediante scalers e curettes.

Se le tasche sono molto profonde sarà poi necessario un intervento parodontale, che prevede l’incisione della gengiva e scopertura della radice del dente per permettere la rimozione del tessuto infetto e una pulizia profonda dei tessuti del parodonto.
Grazie a tale ’intervento chirurgico i fattori infettivi vengono eliminati, e qualora il dente già mobile non si possa recuperare si potrà procedere, ove consentito, a riabilitazioni protesiche.
Il laser nella malattia parodontale

Il laser è stato introdotto in Odontoiatria sin dal 1994 per trattare una serie di problematiche dentali eppure, nonostante in alcuni ambienti di studio si sia ipotizzata la sua efficacia anche nel vincere la dolorosa e fastidiosa parodontite senza dover ricorrere alla chirurgia, occorre fare chiarezza su quelli che sono gli effettivi vantaggi ma anche i limiti di tale procedura terapeutica.

I vantaggi del laser nell’infezione parodontale

I dentisti possono scegliere di utilizzare principalmente due diverse tipologie di laser, distinguibili per differente lunghezza d’onda prodotta: il laser a diodi e il laser al neodimio. Il primo viene solitamente usato per trattare singole e non troppo profonde tasche gengivali, mentre il secondo è utile nei casi di una decontaminazione completa del cavo orale.

Al di là del laser utilizzato, il maggior vantaggio di questo strumento è senza dubbio che esso è indolore, il che significa che non richiede anestesia o ne richiede poca.
In poche sedute il laser è in grado di attenuare i sintomi di eccessivo sanguinamento e sensibilità, velocizzando dunque i tempi di guarigione (si è ipotizza anche un’efficacia nel favorire la rigenerazione dei tessuti).
La velocità di trattamento è una delle caratteristiche che ha portato ad apprezzarlo maggiormente, considerando che se il tempo recupero di chi effettua un curretage chirurgico è normalmente di 2-4 settimane per chi viene sottoposto a trattamento laser è addirittura inferiore alle 24 ore.

Nonostante questi vantaggi, e nonostante la decontaminazione batterica operata dal laser sia totale e completa grazie alla penetrazione profonda delle lunghezze d’onda del macchinario, non agendo esso tuttavia sulle cause ma sui sintomi, i miglioramenti che il laser può portare nella malattia parodontale non sono che transitori.

Come già detto, nel 90% dei casi viene infatti richiesto un successivo intervento chirurgico, e per tale motivo è ormai appurato che, allo stato dei fatti, la laserterapia non può assolutamente sostituirsi alle terapie tradizionali, e può anzi aggravare la situazione ritardando l’applicazione di un trattamento idoneo.

Il trattamento della piorrea con il laser è quindi utile solo se abbinato a sedute di pulizia professionale, con rimozione del tartaro, curettaggio e levigatura radicolare, e può essere considerato una valida integrazione alle terapie tradizionali senza essere, tuttavia, nè risolutorio nè portatore di benefici aggiunti.

Laserterapia e piorrea: un “miracolo” che costa caro

A seguito di tali considerazioni, e confrontando alla mano i risultati riportati a supporto dell’efficacia del laser nel trattamento della parodontite, del tutto sovrapponibili e sicuramente di minor garanzia rispetto alle terapie tradizionali, è bene dunque che i pazienti con seri problemi parodontali siano consapevoli di ciò che porta oggi a sconsigliare, anche a fronte di costi ingiustificatamente alti, questo tipo di terapia.

Le spese per effettuare una cura laser per la parodontite variano solitamente in base alla gravità della patologia e allo studio dentistico, ma generalmente il prezzo finale viene determinato dalla somma di numerose analisi preventive e successive al trattamento, cui si aggiunge sempre e comunque una pulizia con curettage e levigatura radicolare, oltre che il numero delle stesse sedute operate con il macchinario.

Non bisogna inoltre dimenticare che diverse associazioni professionali si sono in prima persona mosse, denunciando come pubblicità ingannevole questo tipo di terapia come adeguata a “sconfiggere” la parodontite.

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