Impianti dentali: a carico immediato o a carico differito?

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Impianti dentali: a carico immediato o a carico differito?

Impianti dentali: a carico immediato o a carico differito? 1920 1080 Studio Odontoiatrico Dentista a Roma

Si sente sempre più parlare, in campo odontoiatrico, di implantologia dentale “a carico immediato” e denti fissi in 24 ore.

Per “carico immediato” si intende il collegamento di una protesi fissa all’impianto dentale in un tempo variabile di 24/48 ore dall’inserimento nell’osso dello stesso impianto, senza dover attendere i naturali tempi di guarigione dei tessuti. In poche parole, una riabilitazione estetica e funzionale praticamente immediata, che non necessita di protesi mobili provvisorie in attesa di una completa “osteointegrazione”. Ma quali sono le condizioni che rendono possibile tale tecnica? Ed esistono controindicazioni?

In campo dentistico, e in generale medico, è sempre necessario procedere ad un’attenta valutazione di ogni singolo caso clinico prima di scegliere un tipo di tecnica piuttosto che un’altra, ovvero conoscere vantaggi e svantaggi di ogni approccio terapeutico in funzione del paziente che ci si trova a trattare. Mettiamo dunque a confronto le due pratiche implantologiche “a carico immediato” e “a carico differito” per capire cosa si cela realmente dietro ognuna di queste prassi.

Impianti dentali di successo: l’osteointegrazione

Il compito di ogni impianto è quello di farsi valido sostenitore di una protesi artificiale che, andando a sostituire un elemento dentario mancante, dovrà svolgere la primaria funzione di sopportare senza alcun danno i carichi trasmessi dalla masticazione.

Vien da sé che per avere successo un impianto dovrà essere stabile e ben radicato all’interno della bocca del paziente, un presupposto che necessita non solo di una quantità e qualità ossea idonea all’inserimento dell’impianto stesso ma anche di un successivo processo di integrazione e fusione tra l’impianto e l’osso che lo accoglie, attraverso la formazione di nuovo tessuto osseo (la cosiddetta “osteointegrazione”).

Sono queste due condizioni a determinare la stabilità primaria e la stabilità secondaria di un impianto, la prima data dall’interazione meccanica dell’impianto con l’osso e la seconda raggiunta attraverso la rigenerazione e il rimodellamento osseo intorno all’impianto (stabilità biologica).

La stabilità primaria risulta fondamentale per garantire quella secondaria e dipende, oltre che dalla quantità ossea, dalla sua qualità, dalla forma dell’impianto e dalla preparazione del letto implantare. Quella secondaria determina invece i tempi per il carico funzionale, e il passaggio ad essa è dettato dall’avanzamento del processo di guarigione.

Secondo gli studi clinici che si sono susseguiti sulla scia del protocollo stilato dal professor Branemark, che per primo parlò di “osteointegrazione”, per raggiungere tale condizione, oltre ad una preparazione del sito implantare ottimale senza sbalzi termici, traumatici o batteriologici, è infatti necessario stabilizzare biomeccanicamente l’impianto in un periodo di guarigione che varia dai 3 ai 6 mesi (a seconda della localizzazione anatomica dell’impianto).

Ma come è possibile, dunque, che la pratica implantologica preveda l’inserimento di protesi su impianti in tempi così brevi?

Impianti a carico differito e osteointegrazione

Il protocollo per gli impianti dentali a carico differito prevede appunto un rispetto dei tempi di guarigione per ottenere risultati predicibili e assai migliori sotto il punto di vista dell’osteointegrazione, e dunque della stabilità e durata degli stessi impianti; senza contare che permette una progettazione protesica mirata e funzionale, aprendosi come opzione anche a chi deve preventivamente subire un intervento di rigenerazione ossea pre-implantare.

È una tecnica che si esegue in due fasi, dove la prima prevede l’inserimento dell’impianto in titanio e la seconda il montaggio della protesi, e dove tra le due fasi intercorre il periodo necessario all’osteointegrazione.

Impianti a carico immediato e osteointegrazione

Tale tecnica non risulta di minor successo, ma necessita di condizioni di partenza favorevoli e predisponenti.

Qualora gli impianti inseriti godano di una buona stabilità primaria nell’osso, allora si potrà raggiungere anche una buona stabilità secondaria, ma ci vorrà comunque del tempo.

Le protesi che vengono montate nell’immediato permettono infatti di superare il disagio di protesi mobili, ma consistono comunque in provvisori che andranno sostituiti una volta raggiunta l’osteointegrazione completa.

Le titubanze verso questa tecnica derivano sicuramente dai rischi che comporta, in quanto caricare gli impianti troppo presto potrebbe portare ad una sollecitazione masticatoria prematura, provocando micromovimenti e di conseguenza formazione di tessuto connettivo molle intorno all’impianto ai danni dello stesso.

Non per nulla i primi successi di tale tecnica si sono raggiunti soprattutto nei casi di edentulia totale e dunque nell’adozione di protesi totali su impianti. Diversi studi hanno infatti dimostrato che l’inserimento di impianti multipli, in presenza di densità ossea ottimale, possono essere solidarizzati attraverso provvisori a pezzo unico per tutta l’arcata durante i tempi di guarigione, atti a garantire una struttura sufficientemente rigida per prevenire microspostamenti e promuovere dunque l’osteointegrazione.

Condizioni necessarie per un impianto a carico immediato

Affinché sia possibile prendere in considerazione un intervento di implantologia a carico immediato devono presentarsi i seguenti, fondamentali requisiti:

  • buona quantità e qualità ossea: l’osso deve essere soddisfacente sia sotto il punto di vista quantitativo che di densità, e non sarà possibile procedere all’intervento durante la fase di trattamento di rigenerazione ossea, ma si dovrà attendere il completamento dello stesso;
  • buon supporto parodontale: gengive e tessuti molli devono godere di ottima salute;
  • buon bilanciamento occlusale, ovvero un corretto piano occlusale masticatorio;
  • assenza di parafunzioni quali bruxismo (digrignamento dei denti);
  • assenza di condizioni cliniche suscettibili a ritardare o diminuire l’integrazione degli impianti (es. diabete);
  • una stabilità primaria degli impianti dentali, in fase di inserimento chirurgico, superiore ai 35 Ncm.

Oltre alle condizioni cliniche ed anatomiche del paziente, influisce fortemente sulla riuscita degli interventi anche l’abilità dell’implantologo, in quanto l’esperienza risulta fondamentale sia in fase di preparazione del sito implantare che nella progettazione di un adeguato design protesico con una buona distribuzione degli impianti in arcata. Gli stessi materiali e le loro superfici, una congrua dimensione e forma degli impianti, fanno da corollario al successo implantare.

In ogni caso, se il paziente non presenta le condizioni necessarie per la realizzazione della tecnica a carico immediato si dovrà necessariamente optare per l’implantologia a carico differito.

Impianti a carico immediato: vantaggi e svantaggi

Gli impianti a carico immediato rappresentano senza dubbio un vantaggio per quei pazienti che puntano ad una velocità d’intervento, permettendo essi un ripristino estetico e funzionale del sorriso nel giro di un solo giorno, in maniera fissa e senza dover ricorrere a protesi mobili con tutti i disagi che ne conseguono.

Tuttavia, come già detto, non solo occorrono una serie di requisiti basilari per poter accedere a questo tipo di intervento, ma va anche tenuto in conto che su alcuni settori esso non appare indicato (es. denti pluriradicolati).

Lo svantaggio maggiore è comunque rappresentato dal già citato rischio di una sollecitazione masticatoria prematura, con microspostamenti che potrebbero danneggiare e compromettere lo stesso impianto.

Impianti a carico differito: perché preferirli?

Nonostante gli indubbi vantaggi del carico immediato, valida opzione che può comunque essere adottata in singoli casi che lo permettano o dove addirittura potrebbe risultare vantaggiosa (ad esempio nel caso di realizzazione di un ponte su impianti preesistenti già perfettamente osteointegrati), gli odontoiatri più cauti ed esperti continuano ad adottare più ampiamente l’implantologia a carico differito, preferendo la sicurezza alla velocità.

Inserire impianti senza considerare il successivo progetto protesico potrebbe infatti essere rischioso, come potrebbe esserlo non lasciare al corpo quei tempi di guarigione utili ad adattarsi al cambiamento ed integrarlo.

Anche se nella moderna odontoiatria, grazie soprattutto all’avanzamento tecnologico, i rischi di mancata osteontegrazione sono ormai stati ridotti al minimo, e se è pur vero che nel carico immediato vengono adottate soluzioni fisse ma provvisorie, in caso di complicanze sarebbe comunque un peccato rovinare il lavoro fatto in precedenza.

Impianti dentali: quali scegliere spetta al dentista

Possiamo concludere dicendo che gli impianti possono essere caricati a intervalli di tempo differenti dopo il posizionamento, ma la decisione di utilizzare un protocollo di carico immediato o differito deve necessariamente fondarsi su una attenta valutazione del paziente oltre che su quei fattori importanti che potrebbero compromettere il corretto approccio al trattamento. Per questo, il paziente deve affidarsi totalmente e con fiducia al proprio dentista, l’unica figura che, dopo i dovuti accertamenti, potrà compiere la scelta migliore al fine di garantire un risultato davvero duraturo nel tempo, senza rischi né sprechi di tempo e soldi.

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